Il gruppo

 
La Sede della Minerali Industriali, a Novara. (Foto: Massimo Mormile)

 
Minerali Industriali produce materie prime per l’industria della ceramica e del vetro. La coltivazione delle miniere avviene a cielo aperto, tranne una in sotterraneo, interessando piccole porzioni di terreno alla volta, che a fi ne sfruttamento rimangono nude e devono essere necessariamente rinverdite. Questa operazione spesso risulta diffi coltosa perché il suolo rimasto a fi ne attività è sterile, essendo formato da roccia madre. Per rendere possibile in tempi brevi il ritorno della vegetazione è necessario stendere uno strato di circa mezzo metro di terriccio fertile sopra alla roccia. Su questo nuovo terreno si seminano specie erbacee e si piantano arbusti ed alberi, ripristinando la copertura vegetativa.Questa può essere ottenuta anche in economia, ad esempio utilizzando materiale vivaistico scadente, risparmiando sulle cure colturali, o sistemando la vegetazione solo nei punti meglio accessibili, in defi nitiva cercando di fare il minimo per ottemperare alle disposizioni di legge. Ma qui interviene la mentalità “verde” del Gruppo che vuole non solo “obbedire” alle disposizioni in materia, ma andare oltre: fare qualcosa di utile per la Natura, cioè ricreare ambienti che possano ospitare specie di animali rari, che trovano sempre meno spazi vitali. In altre parole ricreare ambienti che abbiano molteplici fi nalità: soddisfare i requisiti di legge, lottare contro l’erosione, contribuire alla conservazione della fl ora e della fauna selvatica, servire da esempio per altre attività produttive e dimostrare concretamente che l’attività industriale responsabile può essere ecocompatibile. Ma come nasce ogni progetto di ripristino? Non può essere un “copia/incolla” perché ogni sito ha le sue caratteristiche variabili dalle quali dipendono le specie vegetali che possono essere introdotte. Infatti microclima, esposizione, pendenza, natura e acidità del suolo vegetale riportato fanno variare di molto le strategie da impiegare. Ad esempio se il clima è piovoso come in Piemonte si può lasciare fare al tempo, mentre in Sardegna senza irrigazione artifi ciale si avrebbero risultati deludenti. Se, ad esempio, in Piemonte il pH alto dà asilo a specie acidofi le come il castagno, diversamente la stessa pianta potrà svilupparsi nei suoli a pH basso della Sardegna, dove si preferiranno specie basifi le come il bagolaro. Anche la pendenza e l’esposizione hanno la loro importanza: in suoli a bassa pendenza si può fare una semina a mano senza impiegare geo-reti, mentre nei luoghi acclivi sarà indispensabile utilizzare questipresidi. In luoghi scomodi, dove stendere la geo-rete è impossibile, bisognerà ricorrere all’idrosemina, che consiste nello “sparare” un getto d’acqua contente semi, collante, georete liquida e concime.
Anche la miscela di erbe deve possedere determinate caratteristiche: negli anni il Gruppo ha sperimentato miscele utilizzabili in terreni aridi o umidi, costipati o sciolti, imparando ad impiegare le specie di alberi e cespugli che danno migliori risultati, sia al Nord, che nel centro-sud d’Italia.
Prima della fase di impianto rimane da studiare la fase più fi ne: come disporre la vegetazione! A macchia, a filare, a singoli soggetti, in purezza o miscelate ad altre? Qui la domanda più importante da farsi è: “Quali specie di animali potrebbero essere attratte da queste ricostruzioni?” Sì, perché a seconda di come disponiamo la vegetazione o impostiamo i vari micro-ambienti ci sarà una risposta da parte della fauna selvatica. Se creiamo uno stagno anziché un bosco attireremo animali con ecologia del tutto differente! “E’ più logico, valutando miniera per miniera, incrementare la fauna acquatica o quella forestale?” Questo dipenderà dalla situazione faunistica presente nei terreni vicini alla miniera. In un’area già di per sé ricca di boschi, sarà più conveniente ricreare un ambiente alternativo come il prato, che può attirare specie steppicole ed essere comunque utile alle comunità forestali; si pensi al capriolo che esce dal bosco per brucare l’erba. In altri casi si fanno ragionamenti più mirati, ad esempio favorire una sola specie o una Classe di animali piuttosto che un’altra. Ad esempio in una miniera del Biellese è stato ricostruito un ambiente agreste solo per ospitare la tottavilla (Lullula arborea), in altre gli stagni sono stati “arredati” con isolette per favorire la nidifi cazione di alcuni uccelli acquatici che amano l’assenza di predatori terrestri, come la volpe. In altre ancora si sono disposti i cespugli a piccoli gruppi di forma irregolare, alternati a spazi erbosi, per consentire all’averla piccola (Lanius collurio) non solo di nidifi care tra la macchia ma anche di cacciare insetti nell’erba vicina. In un grande ripristino di 20 ettari sono stati ricreati una vasta gamma di micro habitat che hanno permesso di censire negli anni 119 specie diverse di uccelli; in un altro sito, sono state contate 51 specie di farfalle diurne (Bordignon 2007, 2008 - Bordignon & Grussu, 2011).
Per concludere, in tutte le ex-miniere di Minerali Industriali, si cerca di dare un valore aggiunto ai ripristini, attraverso il lavoro appassionato di un apposito team di addetti.