Miniera di Ottana (NU)

 
Una veduta del settore Carboni (2010). (Foto:)

 
La miniera non è visibile dalla strada o dal paese perché si sviluppa in una fossa. Sono visibili invece gli scarti dell’attività estrattiva che formano due collinette, che spuntano in mezzo alla campagna. A fianco vi è Fenudi una piccola miniera, anch’essa nascosta.
Sia questa che la prima sono in via di ripristino. Sino a oggi sono stati messi a dimora 7 mila tra arbusti e piante che hanno interessato 4 ettari.
I fianchi delle due collinette, Carboni e Pittalis, sono ben inerbiti e difendono il pendio molto bene dall’erosione, tuttavia la forte permeabilità del suolo sottostante, costituito da pietrame, non permette lo sviluppo rigoglioso di arbusti e alberi, così si è deciso di ricreare un ambiente a gariga, per buona parte erboso e piuttosto arido, con lo scopo di attirare specie di uccelli steppicoli, la cui comunità contiene molte specie ad alto valore conservazionistico, che caratterizzano la fauna più preziosa della Sardegna. Nel 2010 sono state contattate già due specie importanti: la passera lagia (Petronia petronia) e l’occhione (Burhinus oedicnemus), entrambe specie protette, contenute in Direttiva Uccelli. Questo è già un ottimo risultato che fa ben sperare nell’arrivo di altre specie pregiate.
Nel 2011 sono state messe a dimora 1500 piante. Per ovviare al problema della siccità, che si presenta nella stagione estiva, e che avrebbe sicuramente causato gravi perdite, è stato messo in atto per la prima volta un programma di irrigazione. Le essenze introdotte forniranno bacche eduli agli uccelli migratori.

 

Scheda tecnica

 
Scheda tecnica della miniera di Ottana (Nuoro)
 

Le immagini

 

I dintorni della miniera sono di natura agreste, piacevolmente ondulati.    Un fianco ben rinverdito del settore Carboni (2010).

Un lungo pendio da inerbire nel settore Fenudi (2010).    La testa del settore Carboni in procinto di essere ricoperta di terra vegetale per la prossima semina (2011).

L’alaterno (Rhamnus alaternus) è un cespuglio tipico della macchia mediterranea, molto utilizzato nei ripristini.    I fiori selvatici che penetrano spontaneamente nei ripristini fanno crescere la biodiversità.

Gli arbusti di cisto (Cistus creticus) sono tra i primi a colonizzare spontaneamente i ripristini.

Una coppia di Polyommatus icarus in accoppiamento.    Un’averla capirossa (Lanius senator).

La taccola (Corvus monedula) è comune nei dintorni della miniera.    Bordignon mentre controlla l’attecchimento delle piantine (2010).

Gli erbivori domestici sono utilizzati per contrastare il riaffermarsi del bosco.

Diamo un'occhiata...

 

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